Quanto Tempo Richiede Realmente una Procedura di Estradizione in Italia?
Un imprenditore albanese viene arrestato a Milano nel gennaio 2026 in base a una richiesta provvisoria dalla Germania. La famiglia conta i giorni. Dopo quaranta, la misura scade automaticamente — ma la procedura formale di estradizione sta appena iniziando. Davanti a lui: sette mesi ancora.
Una procedura di estradizione in Italia può durare da 7 a 8 mesi complessivi, dal momento in cui scatta l’arresto provvisorio fino alla consegna effettiva. Il percorso è diviso in tre fasi: l’arresto provvisorio (massimo 40 giorni), il giudizio della Corte di Appello (6 mesi ordinari), il decreto ministeriale (45 giorni) e infine la consegna (15 giorni, prorogabili di altri 20). Ogni termine è disciplinato dal Codice di Procedura Penale italiano e dalla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957.
Estradizione — procedura giuridica mediante la quale uno Stato consegna a un altro una persona accusata o condannata per un reato, su richiesta formale dello Stato richiedente, nel rispetto dei trattati internazionali e della legislazione nazionale (Codice di Procedura Penale italiano, Articoli 697-723).
Arresto provvisorio ai fini di estradizione — misura coercitiva temporanea applicata prima della presentazione della domanda formale di estradizione, su richiesta urgente dello Stato richiedente trasmessa tramite Interpol o canali diplomatici, con durata massima di 40 giorni (Articolo 715, comma 6, c.p.p. e Articolo 16 Convenzione europea di estradizione).
Punti Chiave sulla Durata della Procedura di Estradizione
- 40 giorni massimi per l’arresto provvisorio — termine perentorio dall’arresto effettivo. Se la domanda formale non arriva entro questa scadenza, il detenuto deve essere liberato. Non c’è proroga (Articolo 16, comma 4, Convenzione europea di estradizione del 1957).
- 6 mesi ordinari per la decisione della Corte di Appello. Questo non è un termine rigido — può essere superato senza invalidare il procedimento — ma se la detenzione si allunga, l’estradando può chiedere la libertà provvisoria (Articolo 700 c.p.p.).
- 45 giorni per il decreto ministeriale di concessione o diniego. Scaduto questo termine senza decisione, la persona detenuta deve essere liberata (Articolo 708, comma 1, c.p.p.).
- 15 giorni + 20 di proroga per la consegna materiale. Lo Stato richiedente ha due settimane per prelevare l’estradando; può chiedere altri venti giorni se necessario (Articolo 708, comma 4, c.p.p.).
- Durata complessiva: 7-8 mesi dall’arresto alla consegna, se i termini scorrono senza intoppi e non ci sono ricorsi straordinari.
Quali Sono le Fasi Principali della Procedura di Estradizione e Quanto Dura Ciascuna?
La procedura si svolge in tre fasi consecutive e distinte. Ognuna ha tempi specifici stabiliti dal Codice di Procedura Penale e dai trattati internazionali.
Fase uno: l’arresto provvisorio. Lo Stato richiedente blocca cautelativamente l’estradando prima ancora di inviare la documentazione completa. Questa misura dura al massimo 40 giorni dall’arresto effettivo (Articolo 715, comma 6, c.p.p. e Articolo 16, comma 4, della Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957). Se entro questa scadenza non arriva la domanda formale con tutti i documenti, la persona deve essere rilasciata immediatamente. Niente eccezioni. Chi vive questa situazione scopre una realtà: i 40 giorni passano in fretta, e se il Paese straniero non muove velocemente, il ricercato cammina libero.
Fase due: il giudizio in Corte di Appello. La Corte competente (quella del luogo dove l’estradando è stato arrestato o risiede) decide in camera di consiglio. Verifica: è la persona giusta? Il fatto è reato in entrambi i Paesi? Ci sono motivi per rifiutare (prescrizione, diritti umani violati, reato politico)? Emette una sentenza motivata di accoglimento, accoglimento parziale o rigetto. L’Articolo 700 c.p.p. fissa un termine ordinario di sei mesi dalla presentazione della requisitoria del Procuratore Generale. Attenzione: ordinario, non perentorio. Il superamento non invalida il processo, ma se la detenzione si protrae oltre il ragionevole, l’estradando può chiedere la libertà provvisoria. L’estradando ha diritto alla difesa e può partecipare. Contro la sentenza si ricorre alla Corte di Cassazione entro dieci giorni.
Fase tre: il decreto ministeriale e la consegna. Una volta che la Corte ha detto sì (o che la Cassazione ha confermato), il Ministro della Giustizia decide entro 45 giorni se concedere o negare l’estradizione (Articolo 708, comma 1, c.p.p.). Se non decide entro questo termine, chi è detenuto deve essere liberato. Dopo il decreto favorevole, la consegna fisica dell’estradando allo Stato richiedente avviene entro 15 giorni, prorogabili di ulteriori 20 giorni su domanda dello Stato richiedente (Articolo 708, comma 4, c.p.p.).
Sommando i massimi: 40 + 180 + 45 + 15 giorni = circa 280 giorni, ossia 9 mesi in teoria. Nella realtà, quando non ci sono ricorsi straordinari o ostacoli documentali, la procedura si chiude in 7-8 mesi. Quando la si affrontata, non è raro che l’incertezza psicologica pesi più dell’attesa formale.
Cosa si Intende per Arresto Provvisorio ai Fini di Estradizione?
L’arresto provvisorio è una misura coercitiva applicata prima della domanda formale di estradizione, su richiesta urgente dello Stato richiedente. Arriva via Interpol (spesso con Red Notice) o tramite canali diplomatici, con indicazione dell’identità, del provvedimento restrittivo (mandato d’arresto o sentenza esecutiva) e del reato. Le autorità italiane — Procura della Repubblica e giudice per le indagini preliminari — possono disporre l’arresto provvisorio secondo l’Articolo 715 c.p.p.
Il limite di 40 giorni è inderogabile (Articolo 16, comma 4, Convenzione europea di estradizione). Il termine parte dal momento dell’arresto effettivo sul territorio italiano, non dalla data della richiesta urgente. Entro questo periodo, lo Stato richiedente deve trasmettere la domanda formale completa corredata da: provvedimento restrittivo, esposizione del fatto, testo delle leggi applicabili, generalità e fotografia dell’estradando (Articolo 705 c.p.p.). Se la documentazione non arriva entro i 40 giorni, l’arresto perde automaticamente efficacia e la persona deve essere rilasciata, come confermato dalla Corte di Cassazione il 4 giugno 2025.
Tecnicamente, un nuovo arresto rimane possibile se dopo la liberazione arriva una domanda completa. Ma accade di rado: una volta fuori, l’estradando tende a lasciare l’Italia prima che lo Stato straniero si riorganizzi.
Cos’è la Fase Giurisdizionale dell’Estradizione?
Qui avviene il vero giudizio. La Corte di Appello competente (quella del luogo di arresto o residenza) esamina se sussistono le condizioni per accogliere la richiesta. Il Ministero della Giustizia trasmette gli atti alla Procura Generale, che presenta una requisitoria e il Presidente della Corte fissa l’udienza in camera di consiglio.
La Corte verifica: è la persona giusta? Identità esatta e documentata. Vale il principio di doppia incriminazione? Il fatto deve essere reato sia in Italia sia nello Stato richiedente. Ci sono motivi di rifiuto? Prescrizione, ne bis in idem (non doppio processo), natura politica del reato, rischio di violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Articolo 3 — trattamenti inumani o degradanti). La Corte emette sentenza motivata di accoglimento, accoglimento parziale o rigetto. L’estradando ha diritto alla difesa e può partecipare o essere sentito.
L’Articolo 700 c.p.p. fissa un termine ordinario di sei mesi dalla requisitoria. Non è perentorio — il superamento non invalida — ma se la detenzione si prolunga oltre il ragionevole, l’estradando può chiedere libertà provvisoria con garanzie (cauzione, obbligo di dimora, consegna del passaporto). Contro la sentenza: ricorso alla Cassazione entro dieci giorni dalla notifica.
Quanto Può Durare l’Arresto Provvisorio ai Fini di Estradizione?
40 giorni. Non di più. Questo limite è inderogabile, stabilito dall’Articolo 16, comma 4, della Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, ratificata dall’Italia con legge 30 settembre 1963, n. 1381, e recepito dall’Articolo 715, comma 6, c.p.p. Il calcolo parte dal momento dell’arresto materiale della persona sul territorio italiano, non dalla data di ricezione della richiesta urgente né dalla notifica allo Stato richiedente.
Se la domanda formale di estradizione non arriva entro 40 giorni dall’arresto, scatta la perenzione automatica. L’estradando viene liberato immediatamente. Nessun decreto giudiziario necessario—la misura perde forza di legge col passare dei giorni. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato questo principio (Giurisprudenza Penale, 4 giugno 2025): il termine è inderogabile, protezione fondamentale per chi è detenuto.
Quel che conta: il termine di 40 giorni vale sempre, indipendentemente da ritardi dello Stato richiedente. Problemi di traduzione, burocrazia complessa, difficoltà organizzative—nulla importa. Al quarantesimo giorno, l’estradando cammina libero. L’unica eccezione? Se la persona consente esplicitamente all’estradizione prima della scadenza (dichiarazione formale in Corte di Appello). Allora i tempi ordinari della fase processuale possono accorciarsi.
I trattati bilaterali dell’Italia con Stati extra-UE possono fissare termini diversi (30 o 60 giorni). Qui prevale il trattato specifico—purché più favorevole all’estradando o espressamente concordato. Senza clausola derogatoria espressa, scatta il limite minimo di 40 giorni dalla Convenzione europea, che la Corte europea dei diritti dell’uomo riconosce come standard internazionale.
Cosa Succede se la Domanda non Arriva Entro 40 Giorni?
La domanda formale di estradizione (Articolo 705 Codice di Procedura Penale) deve raggiungere il Ministero della Giustizia italiano entro 40 giorni dall’arresto provvisorio. Non succede? Perenzione automatica. L’arresto perde efficacia. Niente decreto di revoca—il pubblico ministero o il giudice ordina la scarcerazione d’ufficio.
Qui il diritto è severo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la liberazione è obbligatoria. Non conta se la documentazione arriverà domani, o se il reato è grave. Trascorsi i 40 giorni, la persona esce. Superare questo termine significa violare la Convenzione europea di estradizione e espone l’Italia a responsabilità internazionale.
Dopo la liberazione, teoricamente è possibile un nuovo arresto se lo Stato richiedente invia una domanda completa. Raramente accade. Motivo uno: l’estradando fugge subito dall’Italia. Motivo due: se rimane, un secondo arresto può essere attaccato come violazione del principio di proporzionalità, soprattutto se l’inerzia è stata palese. Inoltre, se nel frattempo il reato è prescritto o altri impedimenti sorgono, l’arresto diventa illegale.
Excezione pratica: l’estradando liberato resta talvolta sottoposto a misure meno gravi (obbligo di dimora, presentazione alla polizia) se la domanda arriva subito dopo i 40 giorni e la Corte di Appello lo ritiene opportuno per garantire la reperibilità. Ma serve una domanda formale valida e non troppo tempo passato dalla liberazione.
Quanto Tempo Ha la Corte di Appello per Decidere?
Sei mesi. Questo è il termine ordinatorio fissato dagli Articoli 700 e ss. del Codice di Procedura Penale: dalla requisitoria del Procuratore Generale alla sentenza della Corte di Appello in camera di consiglio. Non è perentorio. Superarlo non invalida la sentenza, non libera automaticamente l’estradando. A differenza dei 40 giorni, qui il tempo è elastico.
Quella elasticità ha però un prezzo. Se la detenzione si allunga oltre il ragionevole, l’estradando può chiedere libertà provvisoria (Articolo 715, comma 3). La Corte valuterà gravità del reato, rischio di fuga, durata già sofferta, e il diritto a processo entro termine ragionevole (Articolo 6 Convenzione europea, Articolo 111 Costituzione). La libertà, se concessa, può avere condizioni: cauzione, obbligo di dimora, consegna passaporto.
Chi decide? La Corte di Appello del luogo dove l’estradando è stato arrestato (o dove risiede, se non ancora catturato). Ascolta il Procuratore Generale, l’estradando e il suo avvocato. Emette una sentenza motivata che può accogliere, accogliere parzialmente (solo alcuni reati, o con condizioni come l’esclusione della pena di morte), o respingere la domanda.
Da quella sentenza, sia l’estradando sia il Procuratore Generale possono ricorrere in Cassazione entro dieci giorni, per violazione di legge o mancanza di motivazione. Solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza di Cassazione (o scadenza del termine per ricorso) gli atti vanno al Ministero della Giustizia per la fase amministrativa.
La camera di consiglio verifica le condizioni di estradabilità: identità della persona, doppia incriminazione (il fatto è reato in Italia e nello Stato richiedente, punito con almeno un anno di carcere), assenza di prescrizione secondo entrambe le leggi, no ne bis in idem (nessuno già giudicato per lo stesso fatto). Cruciale: la Corte nega l’estradizione se c’è rischio concreto di tortura, trattamenti inumani, processo iniquo nello Stato richiedente.
La Corte di Appello Può Superare i Sei Mesi?
Sì. Il termine di sei mesi non è perentorio, quindi la Corte può decidere oltre quella data senza invalidare il procedimento. Però il superamento non passa inosservato: può essere contestato come violazione della ragionevole durata del processo (Articolo 6 Convenzione europea, Articolo 111 Costituzione).
L’effetto reale: se l’estradando è detenuto e i sei mesi passano senza giustificazione solida, la difesa presenta istanza di libertà provvisoria. La Corte peserà gravità del reato, pericolo di fuga, quanto tempo già in cella, quanto ancora probabilmente servirà. Libertà sì o no, con o senza garanzie (cauzione, obbligo di dimora, presentazione alla polizia, sequestro passaporto).
Quando il superamento è legittimo? Quando la causa è complessa: molteplici reati in più paesi, documentazione in lingua rara con traduzioni lunghe, pareri di diritto straniero necessari, lo Stato richiedente integra gli atti successivamente. Il superamento va bene se la dilatazione è obiettivamente giustificata e la Corte accelera dove può.
Quali Sono i Tempi della Fase Amministrativa dell'Estradizione?
Una volta che la sentenza della Corte di Appello diventa definitiva (o, se impugnata, dopo la decisione della Corte di Cassazione), gli atti passano al Ministero della Giustizia. A questo punto inizia il conto alla rovescia: il Ministro ha 45 giorni dalla ricezione degli atti per decidere se concedere o negare l'estradizione. È un termine perentorio, stabilito dall'Articolo 708, comma 1, del Codice di Procedura Penale, introdotto nel 1988 proprio per evitare che l'incertezza si prolunghi all'infinito.
Se il Ministro non firma il decreto entro i 45 giorni? La persona detenuta deve essere immediatamente liberata. Non ci sono scappatoie: niente proroghe, niente giustificazioni amministrative. Punto. Certo, lo Stato richiedente potrebbe teoricamente presentare una nuova domanda, ma nella pratica quasi non accade—una volta fuori di prigione, l'estradando se ne va dall'Italia.
Dopo il decreto favorevole arriva la fase finale: la consegna materiale. Qui il termine è più stringato: 15 giorni dalla comunicazione ufficiale del decreto. Lo scopo è evitare che l'estradando languisca ancora in carcere italiano mentre si organizzano i dettagli del trasferimento.
Quella dello Stato richiedente può però chiedere una proroga di 20 giorni se ha motivi concreti: problemi logistici nel volo, autorizzazioni di sorvolo da ottenere da terzi Paesi, o persino condizioni di salute dell'estradando che consigliano di aspettare. Il Ministero la concede quasi sempre quando le ragioni sono documentate. Ma attenzione: se i 15 giorni (o i 35 complessivi con proroga) passano senza che lo Stato ritiri la persona, essa deve essere liberata e non può più essere consegnata per quella stessa domanda.
Come Funziona la Consegna Materiale dell'Estradando?
Quando il decreto ministeriale arriva, il Ministero contatta lo Stato richiedente e fissa insieme luogo, data e ora della consegna. Accade quasi sempre in un aeroporto internazionale (Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia, Bologna), dove la persona viene affidata agli agenti di polizia o agli ufficiali dello Stato richiedente e messa su un volo.
Il termine di 15 giorni è contato dal momento in cui il decreto viene comunicato allo Stato richiedente, non da quando esce dal Ministero. Se lo Stato non si presenta entro i 15 giorni (o 35 con proroga), la consegna decade definitivamente. La persona deve essere liberata, e lo Stato richiedente dovrebbe ricominciare da zero con una nuova domanda—evento rarissimo nella pratica.
Nel frattempo l'estradando rimane in un carcere italiano, sotto la responsabilità dello Stato italiano. Se ha presentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro il decreto (rimedio raro e difficilmente concesso), il Ministero potrebbe sospendere la consegna, ma non è automatico. Se il ricorso parte in questo stadio, i tempi si dilatano ancora.
Lo Stato richiedente di solito chiede la proroga di 20 giorni per ragioni pratiche: organizzare il volo, ottenere autorizzazioni di sorvolo da Paesi terzi (molto frequente per Stati extraeuropei), trovare personale di scorta, o aspettare che l'estradando si riprenda se ha problemi di salute (il Ministero italiano può chiedere un certificato medico). Quasi sempre la ottiene, purché la richiesta arrivi in tempo e sia motivata. Ma dopo i 35 giorni totali, basta. La consegna non si prolunga ulteriormente e la persona esce di prigione.
Esiste la Possibilità di Abbreviare i Tempi della Procedura di Estradizione?
Sì, in due modi principali. Il primo è il consenso dell'estradando: se durante l'udienza in camera di consiglio la persona dichiara formalmente di essere d'accordo con l'estradizione (davanti al difensore, con piena consapevolezza), la Corte di Appello può emettere subito la sentenza favorevole senza scavare a fondo nelle condizioni di estradabilità. Tutto questo accade in pochi giorni invece di mesi. L'Articolo 701 del Codice di Procedura Penale prevede espressamente questo percorso, e la durata complessiva scende a circa 60-90 giorni: arresto, udienza veloce, decreto ministeriale, consegna. Unico avvertimento: il consenso va dato in forma espressa e documentata, la persona ha diritto a un tempo di riflessione, e una volta che la Corte decide, non può più tornare indietro.
Il secondo percorso è il Mandato d’arresto europeo (legge 22 aprile 2005, n. 69), che vale tra Stati dell'Unione Europea. Qui i tempi sono ancora più serrati: se la persona consente, la decisione deve arrivare entro 10 giorni dall'arresto e la consegna altri 10 giorni dopo. Senza consenso, la decisione arriva entro 60 giorni e la consegna ancora 10 giorni dopo. Complessivamente: 20 giorni con consenso, 70 senza. Molto più veloce dell'estradizione tradizionale verso Paesi extraeuropei, dove parliamo di mesi.
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Cosa Succede Se i Termini della Procedura di Estradizione Non Vengono Rispettati?
Quando i termini saltano, le conseguenze variano a seconda di dove accade. Sul termine di 40 giorni dell'arresto provvisorio: è perentorio, niente eccezioni. Se i 40 giorni passano e la domanda formale non è arrivata completa di documenti (Articolo 705 del Codice di Procedura Penale), la persona esce di prigione automaticamente. Non c'è discussione, non ci sono giustificazioni che tengono.
Sul termine di sei mesi della Corte di Appello: superarlo non invalida la sentenza né libera automaticamente. Ma diventa una munizione forte per la difesa nella richiesta di libertà provvisoria. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha chiarito che una detenzione oltre i 12 mesi in attesa della decisione sull'estradizione può violare l'Articolo 5, paragrafo 3, della Convenzione (diritto a essere giudicato in tempo ragionevole o a essere rilasciato). Lo Stato italiano dovrebbe dimostrare ragioni eccezionali e massima diligenza nel procedimento, altrimenti rischia una condanna internazionale.
Se il decreto ministeriale non arriva entro 45 giorni, scatta la liberazione obbligatoria (Articolo 708, comma 1, Codice di Procedura Penale). Tecnicamente, lo Stato può presentare una nuova domanda. Nella realtà? L’estradando liberato sale sul primo volo per casa prima che chiunque riesca a muoversi. Un secondo arresto per la stessa richiesta rischia di crollare in tribunale: il giudice lo vedrebbe come violazione del principio di proporzionalità e come tentativo di aggirare il ne bis in idem procedurale.
Quanto al termine di 15 giorni per la consegna materiale (prorogabile a 35): se scade, è finita. Punto. La decadenza è definitiva per quella domanda. Il decreto ministeriale perde ogni forza esecutiva e non può essere riciclato per una consegna successiva. Lo Stato richiedente, se vuole ancora l’estradizione, deve ricominciare da capo con una nuova domanda formale—carta, firma, tribunale, giudice, tutto il percorso da zero.
Frequently Asked Questions
Quali Sono le Fasi Principali della Procedura di Estradizione e Quanto Dura Ciascuna?
La procedura si svolge in tre fasi consecutive e distinte. Ognuna ha tempi specifici stabiliti dal Codice di Procedura Penale e dai trattati internazionali.
Quanto Può Durare l’Arresto Provvisorio ai Fini di Estradizione?
40 giorni. Non di più. Questo limite è inderogabile, stabilito dall’Articolo 16, comma 4, della Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, ratificata dall’Italia con legge 30 settembre 1963, n. 1381, e recepito dall’Articolo 715, comma 6, c.p.p. Il calcolo parte dal momento dell’arresto materiale della persona sul territorio italiano, non dalla data di ricezione della richiesta urgente né dalla notifica allo Stato richiedente.
Quanto Tempo Ha la Corte di Appello per Decidere?
Sei mesi. Questo è il termine ordinatorio fissato dagli Articoli 700 e ss. del Codice di Procedura Penale: dalla requisitoria del Procuratore Generale alla sentenza della Corte di Appello in camera di consiglio. Non è perentorio. Superarlo non invalida la sentenza, non libera automaticamente l’estradando. A differenza dei 40 giorni, qui il tempo è elastico.
Quali Sono i Tempi della Fase Amministrativa dell Estradizione?
u003cp class=u0022PDq2pG_selectionAnchorContaineru0022 data-start=u002269u0022 data-end=u0022567u0022u003eUna volta che la sentenza della Corte di Appello diventa definitiva (o, se impugnata, dopo la decisione della Corte di Cassazione), gli atti passano al Ministero della Giustizia. A questo punto inizia la fase amministrativa: il Ministro della Giustizia ha u003cstrong data-start=u0022325u0022 data-end=u0022338u0022u003e45 giorniu003c/strongu003e dalla ricezione degli atti per decidere se concedere o negare l’estradizione. Si tratta di un termine perentorio previsto dall’u003cstrong data-start=u0022466u0022 data-end=u0022519u0022u003eart. 708, comma 1, del Codice di procedura penaleu003c/strongu003e, introdotto per evitare ritardi ingiustificati.u003c/pu003ernu003cp data-start=u0022569u0022 data-end=u0022867u0022u003eLa decisione del Ministro tiene conto non solo della pronuncia favorevole della Corte, ma anche di eventuali motivi di ordine pubblico, obblighi internazionali e profili diplomatici. Se ritiene che sussistano ostacoli legali o umanitari, può negare la consegna anche dopo il via libera dei giudici.u003c/pu003ernu003cp data-start=u0022869u0022 data-end=u00221277u0022 data-is-last-node=u0022u0022 data-is-only-node=u0022u0022u003eSe l’estradizione viene concessa, le autorità italiane e quelle dello Stato richiedente concordano la data e le modalità della consegna. In genere, il trasferimento deve avvenire entro i termini previsti dai trattati applicabili o, in mancanza, secondo quanto stabilito dal Codice di procedura penale. Se invece il Ministro respinge la richiesta, il procedimento si conclude e la persona non viene estradata.u003c/pu003e
Come Funziona la Consegna Materiale dellu0026#39;Estradando?
Quando il decreto ministeriale arriva, il Ministero contatta lo Stato richiedente e fissa insieme luogo, data e ora della consegna. Accade quasi sempre in un aeroporto internazionale (Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia, Bologna), dove la persona viene affidata agli agenti di polizia o agli ufficiali dello Stato richiedente e messa su un volo.