L'Italia estrada verso la Russia?
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L’Italia estrada verso la Russia?

In assenza di un trattato bilaterale di estradizione tra i due paesi, le richieste russe non trovano un fondamento vincolante nel diritto italiano. A ciò si aggiungono le gravi preoccupazioni documentate sullo stato del sistema giudiziario russo e sul rispetto dei diritti fondamentali. Le notifiche Interpol di provenienza russa sono state oggetto di particolare scrutinio da parte della CCF, con diversi casi di cancellazione — tra cui uno seguito direttamente dal nostro studio. Anche altri paesi europei hanno consolidato un orientamento di rifiuto per richieste russe, come documentato nel caso Monaco-Ucraina. Ogni situazione va comunque analizzata individualmente.

L’assenza di un trattato non esclude ogni forma di cooperazione

Pur non esistendo un accordo bilaterale specifico che vincoli l’Italia a dare seguito alle richieste russe, l’assenza di un trattato non comporta automaticamente l’impossibilità assoluta di una consegna: in via teorica, alcuni ordinamenti prevedono la possibilità di procedere sulla base della reciprocità o di un accordo ad hoc per il singolo caso, secondo le regole generali del diritto internazionale. Nella prassi italiana, tuttavia, l’assenza di un trattato costituisce già un primo ostacolo rilevante che si aggiunge, e non sostituisce, le altre obiezioni di merito legate al rispetto dei diritti fondamentali.

Il peso delle condizioni del sistema giudiziario russo nella valutazione della Corte d’Appello

Quando una richiesta di consegna verso la Russia viene comunque esaminata, la Corte d’Appello italiana è chiamata a valutare, sulla base di rapporti di organizzazioni internazionali e di pronunce di altri organi giurisdizionali europei, il rischio concreto che la persona possa subire un processo non equo o trattamenti contrari all’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Questo accertamento si affianca alla verifica sull’eventuale natura politicamente motivata dell’accusa, elemento che nei casi relativi a cittadini russi emerge con una frequenza significativamente più alta rispetto a richieste provenienti da altri Stati.

Un orientamento condiviso a livello europeo

Il caso Monaco-Ucraina, pur non riguardando direttamente l’Italia, mostra un orientamento che si sta consolidando in diversi Stati europei, i quali tendono a negare l’esecuzione di richieste collegate alla Russia quando emergono elementi di rischio persecutorio o carenze nelle garanzie processuali. Questo tipo di precedenti, pur non vincolanti per l’autorità giudiziaria italiana, viene spesso richiamato dalla difesa a sostegno delle proprie argomentazioni, in particolare quando riguardano situazioni sovrapponibili per tipologia di accusa o per profilo della persona coinvolta.

Irina Berenshtein
Partner associato
Iryna Berenstein, nominata due volte ‘Miglior Avvocato per Clienti Privati nell’Europa dell’Est,’ si concentra sul Diritto Internazionale Privato, Finanziario e Societario. Guida individui con un patrimonio netto ultra elevato (UHNWI), in particolare da Israele, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e Regno Unito, attraverso il supporto agli investimenti, la salvaguardia del patrimonio e la risoluzione di controversie complesse. La sua competenza si estende alla conformità alle sanzioni, alla sicurezza dei dati e ai diritti umani, fornendo strategie creative per garantire gli interessi dei clienti.

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